Cultura a Livorno

Una città nasce come risultato di decisioni politiche ed economiche, di vicende storiche, di ispirazioni e tendenze culturali. Lo studio della storia delle città finisce per essere uno studio specialistico, ma nel caso italiano è una via obbligata. Infatti solo mettendo insieme e integrando le storie delle varie città si può attraverso di esse ricostruire più in generale la storia d’Italia e, nel caso di città come Livorno, anche quella dell’Europa e del Mediterraneo.

Per scoprire la storia di Livorno bisogna integrare ciò che di strutturale, di materiale è rimasto e che, malgrado le trasformazioni, ha conservato alcuni significativi caratteri originari, con i documenti di archivio. Solo così si può pervenire ad un complesso di informazioni che danno conto oltre che dell’architettura, anche della presenza umana e delle attività produttive e artistiche che vi si svolgevano. Molte testimonianze sia strutturali che documentali sono state purtroppo distrutte nel tempo da avvenimenti tragici come le guerre o da decisioni che oggi appaiono inopportune. Tuttavia ciò che resta fornisce una mole preziosa e ragguardevole di informazioni che ci consentono di continuare una esplorazione sistematica per arricchire sempre più la storia della Città.

La Livorno che conosciamo ha due elementi fondanti particolari: è nata relativamente in tempi recenti, nel 2006 ha commemorato i 400 anni della la sua elevazione al rango di città, ed ha avuto un carattere pre-pianificato e deterministico. Di Livorno però c’è anche una storia molto lontana quasi sconosciuta se non agli studiosi, quella degli insediamenti primitivi e poi etruschi e romani. Questa storia, insieme alla storia medievale dell’allora piccolo borgo è stata in genere disattesa in quanto si è ritenuto che non fosse premonitrice o anticipatrice della “Livorno Nuova” cioè di quanto è avvenuto a partire dalla fondazione della città medicea nel 1577.

Per lunghi secoli Livorno e il suo circondario hanno rappresentato una terra di confine in quanto elemento di separazione tra il sud e il nord della Toscana, aree tra loro non collegate via terra lungo la direttrice tirrenica. Avendo però il vantaggio di una particolare posizione geografica ha potuto sviluppare, soprattutto a partire dal XVI secolo, un’intensa attività marittima e commerciale tale da rendere il suo porto tra i più grandi del Mediterraneo e sopperire con il traffico di cabotaggio alle difficoltà di collegamenti terrestri.

Come si sa le città di mare sono porte aperte verso altri mondi e paesi, sono teatri dove recitano personaggi straordinari e dove avvengono fatti memorabili. Livorno non é sfuggita a questo destino. La sua storia è stata infatti caratterizzata dalla presenza di etnie diverse e quindi la sua cultura e il carattere e il modo di vivere dei suoi abitanti nascono da molteplici accostamenti, integrazioni e compromessi. Forse per questo la storia della Città appare originale e accattivante come quella delle più grandi città portuali italiane.

Il campo di lavoro della nostra Associazione è quindi molto vasto. Livorno infatti si è distinta non solo per i commerci e le presenze straniere, ma anche per la tolleranza culturale, lo spirito di libertà, la passione politica, tutti elementi che ne hanno fatto una città di primo piano oltre che nel Seicento anche nel secolo dei Lumi e nel Risorgimento.

Obiettivo dell’Associazione é diffondere la cultura a Livorno e fare conoscere la storia della Città fuori dal suo ambito territoriale. Si tratta di attingere al ricco patrimonio storico che la Città stessa ha avuto in eredità per diffonderlo avvalendosi della mediazione di una vasta e qualificata platea di Autori e Lettori. Lo strumento principe di cui ci si avvale è una rivista, Nuovi Studi Livornesi, aperta ai contributi storiografici non solo di studiosi affermati, ma anche di nuovi talenti che si affacciano al mondo della ricerca, senza trascurare cultori appassionati e competenti nelle varie discipline. Per evitare il difetto di autoreferenzialità, tipico dei dibattiti tra gli addetti ai lavori, l’Associazione tiene presente che l’impegno di chi intraprende un’opera di promozione culturale deve essere teso ad una azione penetrante nei più larghi strati sociali e che non si fa cultura se non si eleva la soglia minima diffusa della coscienza civile, se i saperi non raggiungono e promuovono l’intera società.


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